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Sgarbi

Non è impresa facile dedicare il proprio tempo e il proprio ingegno all’interpretazione della vita e delle vicende dei personaggi che hanno segnato un’epoca. Fior di registi si sono dedicati alla ricostruzione della vita di grandi artisti o di grandi musicisti, come fior di scrittori hanno preso ispirazione dalla via di pittori, o di musicisti, di compositori o di cantanti. Il genio, che si manifesti tramite la voce, o il colore, o la musica, emette naturalmente un’energia che contagia, anche a distanza di decenni, quando non di secoli, le generazioni a venire.

Maria Callas, probabilmente uno dei più grandi soprani di tutti i tempi, è senz’altro uno di quei rari geni che con la voce sono stati in grado di scalare le vette del sublime, così come artisti impareggiabili e meravigliosi hanno saputo rendere in un’opera, o nell’intero ciclo delle loro opere, il senso stesso del fare pittorico, il suo carattere metafisico e, seppure in casi rari, tendente al divino.

Anna Sticco è pittrice insieme istintiva e razionale. Il suo istinto l’ha portata, oltre e quasi contro la propria volontà, a captare, come mediante l’uso di un radar segreto, l’energia che la grande cantante ha seminato dietro di sé, con la sua voce ma anche con la radiazione magnetica che ha seminato nel corso della sua vita, a partire dalla sua leggendaria relazione con Onassis alle sue molteplici e meravigliose interpretazioni: non ultima, quella, fuori dai consueti binari, nella Medea pasoliniana. Ma Anna Sticco è anche pittrice fortemente razionale, nel momento in cui si mette a seguire, come un segugio, le tracce della grande cantante per annotarne vicende, gusti, emozioni, comportamenti; fino alla caparbietà di volerne conoscere eredi, congiunti, conoscenti e persino domestici e collaboratori. In questa ricerca quasi ossessiva del dettaglio biografico, del particolare, dell’annotazione di colore, la pittrice rivela fondamentalmente il suo metodo e il suo obiettivo: entrare nella vita e nella psicologia del grande soprano, e farsi, come il Vasari lo fu degli artisti suoi contemporanei, la sua ambasciatrice e la sua biografa ufficiale, sebbene attraverso il mezzo della pittura anziché della scrittura. Ecco allora la Callas che interpreta divinamene la Turandot, o nella Tosca, nell’Aida, al suo debutto all’Opéra di Parigi, nella Medea al fianco di Pasolini. Eccola con Luchino Visconti, con Meneghini, il marito che la divina lasciò quando si innamorò di Onassis. Ed ecco che Anna Sticco ripercorre, quadro dopo quadro, come in uno sparso racconto per immagini, alla maniera degli antichi cantastorie, la relazione tra la divina e il ricchissimo armatore greco: le feste, i baci, l’innamoramento, le gite sullo yacht, il celebre Christine. E la solitudine, la sua immagine, come e prima di quella della Marylin warholiana, da diva a icona popolare. Maria Callas che si staglia su una trecentesca foglia d’oro può dirsi a buon diritto l’icona di una ricerca che aspira a essere epopea visiva popolare.

 

Vittorio Sgarbi

 

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